LA MOTO AL TEMPO DEL COVID19 

2019-2020

La MOTO

Non avevo una vera intenzione di cambiare moto, ma, con la scusa che volevo montare le nuove sospensioni sulla Varadero, mi soffermavo ad ammirare i nuovi modelli esposti nelle vetrina della concessionaria Honda. La mia attenzione era rivolta a una Honda Crosstourer, che il rivenditore avrebbe dovuto ritirare da un cliente, che però non arrivava. A dire il vero ero contento che la moto non ci fosse, perché ritornavo a casa sulla mia vecchia e fedele Varadero, pensando: “Senti come va, è ancora perfetta, di chilometri ne farà ancora tanti”. Un sabato mattina di dicembre il titolare della concessionaria mi avverte che la Crosstourer sarebbe arrivata in giornata, ma era un falso allarme, così mi sono soffermato a parlare con il capo officina, quando un signore dall’aspetto perbene, ma piuttosto alterato, ci interrompe inveendo contro la concessionaria perché nessuno l’aveva avvertito del nuovo modello di Africa Twin e voleva la sostituzione della sua moto appena comprata. Sentite tutte le lamentele, il concessionario avvezzo ai buoni affari, mi dà un’occhiata d’intesa pregandomi di aspettare e dopo pochi minuti ho visto quel distinto signore, che prima protestava, pavoneggiarsi dietro la vetrina in sella a una Africa Twin di nuova generazione. Mentre osservavo quel viso serio che stentava a nascondere la gioia per l’acquisto del nuovo giocattolo, il titolare della concessionaria ritorna da me con in mano le chiavi della moto appena restituita e, con fare segreto, mi dice: “È un affare, duemila chilometri, tre mesi di vita. Quel signore è un tipo particolare, ha già deciso, la lascia qui e vuole quella nuova, provala” e mi consegna le chiavi, . Così adesso siamo in due, sorridenti, a giocare con le due ruote. Un colpo di fulmine, perfetta in ogni suo particolare, nera opaca, cambio automatico DCT, ricca di optional e di sistemi elettronici, ma è stata la facilità di guida a convincermi definitivamente.

È Natale del dumiladiciannove e in garage c’è una moto nuova, la vecchia Varadero se ne è andata e farà felice un altro nuovo centauro. L’armadio della camera si è riempito di giacche, pantaloni e caschi nuovi , ci siamo rinnovati, così prende forma il progetto di un viaggio disegnato sulla carta geografica che parte da casa fino alle coste della Norvegia, lungo l’Atlantic Ocean Road, poi a Capo Nord e la Finlandia con sosta nella zona dei mille laghi e ancora in Russia a San Pietroburgo, per poi tornare a casa; undicimila chilometri in sella alla moto nuova, ben protetti da indumenti tecnici e casco anch’essi nuovi. Non era un sogno, ma un progetto realizzabile, bastava caricare i bagagli e partire, come abbiamo fatto ogni anno durante le ferie d’agosto.

L’ERA DEL CAMBIAMENTO

Il ventiquattro febbraio del duemilaventi, alle ore 19,30, guardo dalla finestra dell’ufficio, è buio, e il lampione illumina le cime degli abeti mentre queste si piegano scosse da raffiche di vento e pioggia. È ora di ritornare a casa, spengo il computer e riordino le carte sulla scrivania, quando sento una voce metallica sovrastare il picchiettio della pioggia, riesco solo a capire qualche parola: “…Comunica alla popolazione … restare in casa…....il contagio ….” , mi affaccio alla finestra sperando che la voce ripeta, ma regna il silenzio e la pioggia mi costringe a richiudere le imposte. Scendo in strada con addosso l’impermeabile e il cappuccio , poi, mentre chiudo con un giro di chiavi il portone, la voce ripete: “Si comunica alla popolazione che è in atto una pandemia virale molto contagiosa, si consiglia di restare in casa, non uscite se non per gravi motivi, il pericolo del contagio è reale, restate in casa”. Attraversando la strada mi rendo conto che il paese è deserto, neppure un’automobile che passa, ci sono solo io, il buio, il vento e la pioggia. Gli altoparlanti del comune smettono di ripetere l’avviso e trasmettono il preludio in mi minore di Chopin. Resto immobile in mezzo alla strada deserta fermando con il piede un sacchetto di carta portato dal vento, è una sensazione mai provata, disorientante, irreale. Così sono cominciate le nuove regole del vivere e niente è stato più come prima. Le strade sono deserte, si può uscire di casa solo per acquistare beni di prima necessità nel negozio più vicino a casa entrando uno per volta, in questo modo lungo i marciapiedi si formano lunghe file di persone silenziose e con il volto coperto dalle mascherine. Non è più possibile fare programmi, i confini sono chiusi e non solo con l’estero, ma anche tra le regioni italiane. Il virus si diffonde e al telegiornale, ogni sera, si contano i morti, ma le notizie sono vaghe e contrastanti; c’è chi nega l’esistenza della pandemia gridando al complotto, c’è chi da più di un mese sta sul divano di casa in mutande e canottiera, famiglie intere in quarantena cantano dalle terrazze dei palazzi; mentre i miei progetti sono andati in frantumi. Lo chiamano: “lockdown” e sembra non finire mai, mentre in Italia l’economia crolla, le aziende falliscono e la disoccupazione riduce le famiglie in povertà, il governo fa goffi tentativi d’aiuti distribuendo, qua e là, piccoli contributi di sopravvivenza, anche nel resto del mondo le cose non vanno bene, chi non ha dato importanza al virus sta pagando tragiche conseguenze. Nel nuovo decreto “cura Italia” il mio lavoro d’ufficio è elencato tra quelli essenziali, per cui torno in ufficio e ai posti di blocco mostro l’auto certificazione, che dichiara l’indispensabilità del mio lavoro. Devo dare una mano a chi ha bisogno di sbrigare le complicate richieste di contributi che lo stato eroga alle imprese che non possono proseguire il lavoro, ma i contatti umani sono ridotti al minimo, si lavora in “Smart Working” in solitudine da casa o in ufficio con gli occhi fissi sullo schermo del computer, comunicando in videoconferenza o tramite posta elettronica. Sono passati cinque mesi, siamo in agosto, e ancora non ci sono certezze, le regole cambiano di continuo, c’è chi ha avuto più di prima e chi ha perso tutto, altri sono coinvolti in truffe di camici e mascherine. Guardo fuori dalla finestra e il sole d’agosto splende, io sto bene e la mia nuova moto è pronta per partire, ma per dove? Il progetto di Capo Nord è sfumato, con Rossana consulto le carte geografiche per scoprire paesini italiani sconosciuti e affascinanti, potrebbe essere questa la nostra vacanza durante il COVID19, oppure possiamo uscire dai confini italiani e andare in Cornovaglia e in Irlanda, ma ogni scelta deve confrontarsi con l’incertezza del contagio. È la settimana di ferragosto e una decisone dobbiamo prenderla, infine io e Rossana siamo d’accordo: “Restiamo in Italia e il venti agosto partiamo, ritorniamo a Campo Imperatore sul Gran sasso, poi ci fermiamo qualche giorno a Matera e facciamo un giro in Basilicata, è meglio prenotare perché con il virus molti B&B e Hotel sono rimasti chiusi ”. Eravamo abituati a lunghi viaggi, tenda e moto, senza mete precise, ma ogni cosa cambia e noi ci adattiamo scoprendo nuove prospettive anche in ciò che credevamo di conoscere.

Continua:-)