Appunti di viaggio

 

Partenza alle sette,  è sicuro !  Però la sera è fresca e si sta volentieri a chiacchierare. 

La mattina  al risveglio le sette sono già passate e i bagagli ancora da preparare, ma chi se ne frega , la vacanza è cominciata ancora prima di partire.  Alle nove siamo pronti e colazione rinviata all’ultimo autogrill prima del confine austriaco. Il navigatore dice che arriveremo  a Cesky Krumlov in sei ore, non credo che l’indicazione valga anche per noi, l’Ural è inesorabile, ma la sua media è di settanta chilometri all’ora, poi bisogna mettere in conto una sosta per Wurstel e birra ed un’altra a Linz per curiosare al concessionario Ural, quindi contiamo di arrivare a destinazione dopo le diciotto.

Considerati i tempi decidiamo di viaggiare in autostrada fino a Linz. Il motore gira bene e ci fa andare tra i novanta e i cento, solo in salita calo fino ad ottanta all’ora per evitare surriscaldamenti, ma in discesa si vola e si toccano anche i centotrenta, con inevitabile cazzotto sulla coscia destra ricevuto dal limitatore di velocità Rossana, che da trentasei anni mi tiene a bada: “Vai piano, la moto si rompe te l’hanno detto anche al GRUSC (Gran Raduno Ural Sidecar) che non devi superare i cento all’ora”, ma io, mentre rallento, penso che la mia Ural è speciale e se tenevo ancora un po’ la manetta aperta superavo i centotrenta, la moto mi capisce e mi asseconda.

Siamo sui Tauri e il panorama è bellissimo anche dall’autostrada, malghe, montagne e mucche, mi stimolano l’appetito è l’ora del wurstel con birra. Il luogo è ideale e il contachilometri parziale indica  percorsi duecento ventidue chilometri ed anche se non sono ancora in riserva è comunque  il momento giusto per far benzina.

A pancia piena si viaggia più tranquilli  e anche la moto si sente meglio con il serbatoio pieno. Non manca molto a Linz quindi bisogna impostare l’indirizzo del concessionario Ural sul navigatore. il “Tom Tom” parla con  la voce di Chiara, che gentilmente ci dice di girare a destra poi a sinistra, quindi:  “se possibile fate inversione di marcia”, poi di nuovo destra e a sinistra e lungo una ferrovia  arriviamo nel piazzale di una grande industria chimica. Con caparbietà reimpostiamo l’indirizzo e dopo altri sensi unici a destra e sinistra arriviamo al concessionario URAL di Linz. Mentre ci sistemiamo per entrare arriva  Hari, ci saluta e  si ricorda di averci visti al GRUSC,  la sua attenzione, però,  cade sulle ventole per il raffreddamento forzato del Boxer, mi guarda e sorridendo  dice: “ Molto caldo quest’anno !”, non resisto e gli racconto di tutte le figate che rendono unica e affidabilissima la nostra Ural, non so quanto abbia capito dal mio scarso inglese, ma annuiva interessato. Rovistiamo tra scafali e scatoloni e mentre io cerco pezzi di moto cromati, Rossana  si ostina a cercare una borsa in cuoio da mettere nel carrozzino  per tenere a portata di mano le carte geografiche ed altri oggetti, ma l’Ural predilige le scatole di  ferro e quindi  finita senza risultato la ricerca   ci buttiamo sulla moda e compriamo delle magliette scritte in Russo e  con un dettagliato disegno del Boxer.

Adesso basta autostrada, usciamo da Linz e  tra boschi di abeti, dopo pochi chilometri, entriamo in Repubblica Ceca. Cambiano le scritte, cambia il fondo stradale, ma l’ambiente è ancora alpino. Chiediamo al navigatore di portarci a Cesky Krumlov attraverso un percorso alternativo, così ci troviamo su una strada a carreggiata unica tra prati e mucche che non ci lasciano passare.

 

Cesky Krumlov

Non sono ancora battute le diciannove, che la voce del navigatore ci annuncia: “Avete raggiunto la vostra meta”.

Il primo hotel che troviamo è un quattro stelle super lussuoso. Decido di entrare per rendermi conto dell’ambiente e dei prezzi ma, centoventi euro a notte per camera e quindici euro per il parcheggio sono troppo per il nostro budget. Mentre osservo i lampadari di Boemia sento parlare italiano e vedo scendere dalle scale un gruppetto di signore elegantissime ed innervosite dal solito ritardo dei mariti, il portiere, forse per convincermi a restare, mi spiega che gran parte degli ospiti sono Italiani.

Un giro di chiave e il motore riprende il suo lavoro, così c’inoltriamo nel centro del paese fino alla “Pension Abaka”. La camera è bella, pulita e costa solo quarantatre euro a notte compresa colazione e garage.

Cesky Krumlov è  proprio come descritto nel depliant: “un ritorno al medioevo”.

Il castello dei Rosenberg domina un  paesino fatto di case colorate e decorate con i tetti a punta e stradine sali e scendi. Il fiume circonda il paese come fosse un’isola ed un sistema di chiuse permette alle barche di fare il giro completo seguendo   la corrente senza remare.

Decidiamo di fare i turisti, paghiamo il biglietto e seguiamo una guida, che con tanto di pennacchio blu  ci fa salire e scendere scale, entrare ed uscire dalle stanze del castello.

Stiamo tutti con il naso all’insù guardando gli affreschi, quando una giovane ed esile turista sviene. Distesa a gambe in su  sta  per riprendersi  mentre  arriva l’altro gruppo e poi ancora altri gruppi, per quanto le stanze del castello siano grandi l’affollamento è inevitabile, tutti vogliono sapere e le domande in Inglese si mescolano con quelle in Tedesco e Francese, sembra di stare nella torre di Babele. L’esile turista  sorride e timidamente si scusa,  così i gruppi turistici si disperdono  riprendendo la loro visita guidata.

La mattina comincia bene, abbondante breakfast, sole e temperatura fresca , mano alla carta geografica e impostazione del navigatore per České Budějovice  , poi Hořovice ed infine Telč.

Fatte le fotografie alla bella piazza di České Budějovice ci inoltriamo in stradine perse tra  pascoli, corsi d’acqua e boschi, per arrivare in un paesino dalle case linde, dipinte color pastello e disposte lungo l’unica strada, qui è un piacere sedersi nel bar lungo la via e sorseggiare una birra scura Kozel.

 

Telč

La piazza di Telč è una fiaba da raccontare, è sproporzionatamente grande rispetto al paese, le case che la circondano sembrano costruite e decorate apposta per stupire e fanno a gara per essere la più bella.

La nostra Ural sta al centro della piazza rievocando tempi passati quando attrae l’attenzione di alcuni passanti, che analizzano ogni sua parte dando inizio ad una discussione che mi coinvolge. Alcuni sostengono che il motore è quello della BMW, altri s’interessano alla doppia trazione, così cerco di dare delle spiegazioni sulle sue origini e su tutte le innovazioni. Un signore corpulento sodisfatto di aver dimostrato la sua competenza in materia, mi chiede se intendo fermarmi a Telč, gli dico  di si, ma che ancora non ho trovato dove dormire, prende il telefono e chiama qualcuno.

Quel qualcuno è una signora bionda, che si presenta con una grossa chiave ed apre una porta abbandonata da anni che nasconde una  pensione ristrutturata da poco con gran buon gusto. Anche l’Ural trova il suo posto al sicuro  per la notte dentro un cortile sotto un porticato.

Sicuri di aver ben pernottato decidiamo di sederci in un caffè al centro della piazza con posti a sedere all’aperto tutti bagnati dall’ultima pioggia. Restiamo in piedi cercando delle sedie almeno un po’ più asciutte, questa nostra manovra interessa tre camerieri in divisa che stanno con le  braccia conserte a guardarci, ciò da inizio ad un passaggio d’ordini per l’asciugatura dei tavoli, conclusosi poi con l’arrivo di una ragazza in grembiule  vistosamente contrariata, che asciuga un po’ di tavoli,  si toglie il grembiule lasciandolo cadere a terra e se ne va, mentre i tre capi la osservano sodisfatti.

Appena accomodati arriva il primo cameriere, che con fare professionale segna la comanda e la passa al  secondo cameriere che sta al banco. Dopo aver consumato i nostri aperitivi basta uno sguardo per far tornare  il primo cameriere, è il momento del conto ed è di competenza del terzo cameriere, che avvisato dal primo e per scrupolo anche dal secondo cameriere si presenta con il rigore di un’ufficiale in alta uniforme e con una calcolatrice portatile stampa la ricevuta.

Il modo di fare, l’abbigliamento, la rigida gerarchia mi ricorda che sono passati solo dodici anni dalla caduta del regime comunista e che ancora qualcosa rimane.

Riprendiamo il nostro girovagare per la piazza cercando un ristorante e proprio di fronte alla nostra pensione c’è una insegna che invita ad accomodarsi sulla terrazza, ci lasciamo tentare ed entriamo. Ci accoglie un giovane rasta, che a mani giunte, ci saluta e ci invita a sederci, da li in poi la serata è magnifica, mangiamo un’ottima tartara e poi una grigliata con patate scolando bicchieri di birra Plzeňský Prazdroj , dessert e Metaxa sette stelle, il tutto, servito perfettamente e con simpatia, per soli quindici euro a testa e un po’di mancia lasciata volentieri.

 

Praga

Praga ormai non è lontana e per entrare in centro il navigatore ci consiglia l’autostrada. Il traffico è intenso, ma non caotico e riusciamo senza troppe difficoltà ad arrivare nella piazza dell’orologio astronomico trasgredendo tutti di divieti d’accesso per zona pedonale, neppure la polizia ha  da obbiettare mentre una miriade di turisti giapponesi ci prende di mira e scatta foto a non finire, ma non sono i soli e non saprei dire in quante foto ricordo compariamo a cavallo della nostra Ural. Bisogna trovare un hotel, ma i prezzi del centro sono astronomici , non meno di centocinquanta euro  e venticinque per il parcheggio, per cui ci avventuriamo alla ricerca di un posto per la notte.

Dopo aver scartato ostelli a poco prezzo, ma anche poco raccomandabili, ci imbattiamo nel hotel Donatello,  che ci offre una stanza e garage per una notte a ottantanove euro compreso breakfast.

Sistemiamo i bagagli e la moto che non sono ancora passate le undici del mattino, chiediamo informazioni e decidiamo di far partire la nostra visita dal castello per poi scendere verso Ponte Carlo, piazza Venceslao e la piazza dell’orologio.

A dire del portiere dell’albergo siamo a poco più di una mezzora a piedi dal centro, ma a me sembra che un’ora e mezza non basti, per cui guardo i tragitti del tram e prendiamo il 22, che ci porta dritti fino al Castello.

Di solito non ci consideriamo turisti bensì viaggiatori e  lasciamo che il caso ci guidi, ma qui è inevitabile, ci troviamo a guardare la basilica di San Vito  e poi a sederci  in un bar insieme al resto del mondo che vista questa splendida città.        

Al centro della piazza, sotto il terribile sguardo dei mostri di pietra della cattedrale, due sposi giapponesi in abito nunziale posano per i fotografi, sono imbarazzati al allo stesso tempo sorridenti e felici. Mi soffermo a guardarli e con discrezione scatto una fotografia, loro s’accorgono e mi sorridono.

Scendendo la gradinata verso Ponte Carlo  m’imbatto in un giovane barbone del luogo indaffarato a raccogliere il frutto di elemosine  scivolategli di mano nel  mentre che  un poliziotto, con fare arrogante e divertito,  nasconde le monete sotto le sue scarpe lucide.  Alla fine dell’umiliante scena  il barbone fugge lungo le scale imprecando ad alta voce, poi si ferma di scatto estrae un taccuino per gli appunti e scrive.  

Arrivati sulla sponda della Moldava un  negro,  vestito da marinaio che sembra uscito da un film americano degli anni cinquanta, ci invita a salire in barca per un giro sul fiume,  e per dodici euro ci promette un istruttivo  tour comprendente anche  birra e gelato; un’offerta che non si può rifiutare.

L’orologio astronomico batte le diciannove, e i turisti applaudono lo spettacolo delle figure rappresentanti i vizi capitali e i dodici apostoli che si mettono in movimento.

Decidiamo di mangiare qualcosa sotto il Ponte Carlo seduti su delle panche di un giardinetto.

Da un venditore ambulante  acquisto dello squisito prosciutto cotto di Praga e due birre,  il conto è però un duro colpo, cinquantasei euro, una cifra spropositata, che va ad aggiungersi al cambio truffaldino che mi è stato fatto in un ufficio del centro.  Mentre mangiamo un gruppo di artisti di strada improvvisa una scena a carattere medioevale. Un signore panciuto e con una folta barba bianca indossa una corazza, che mi ricorda quella che  mio padre mi fece, con del cartone verniciato, per carnevale.  Poi appare  un giovane in pantacollant rossi e camicia a sbuffo, mentre una donzella vestita da contadina passeggia quasi danzando. Il ragazzo da inizio a un evidente corteggiamento proprio quando arriva l’omone corazzato, che infuriato lo allontana. Il giovane  pretendente non s’arrende ed  armatosi di un bastone incendiato alle stremità sfida l’arrogante corrazzato. Il bastone però non collabora e si spegne, così la scenetta viene sospesa più volete finche, nonostante il bastone,   con una mossa astuta il ragazzo fa inciampare il corazzato  che rovina a terra rotolando in maniera grottesca.

Si accendono le luci di Praga e noi ci avviamo decisi di raggiungere l’hotel a piedi.

Riattraversiamo ponte Carlo tra la calca dei turisti, dei numerosi venditori ambulanti, e di improvvisati cantanti, musicisti e danzatori. Seguiamo la sponda della Moldava  fermandoci  spesso a  guardare lo spettacolo che ci offre Praga illuminata.

Ammirando il panorama notturno sento le note di ”long night blues” provenire dalla banchina lungo il fiume proprio sotto di noi, non mi è possibile resistere prendo per mano Rossana e scendiamo una ripida scaletta, che ci conduce in un affollato locale all’aperto, dove un bluesman un po’ attempato con lunghi e radi capelli bianchi fa fare miracoli alla sua chitarra.

Ci sediamo in compagnia di uno skipper Australiano alto ed abbronzatissimo e di una bionda Slovacca. Sul tavolo una decina di  bicchieri di birra e di Becherovka  testimoniano lo stato alcolico dei nostri compagni di tavolo.

Mi sembrava scortese non continuare con lo stesso miscuglio e così i bicchieri aumentano fino a coprire tutto il tavolo ed oltre. Chiacchieriamo in vari ed improbabili idiomi tutti mescolati come le nostre bevande, eppure ci capiamo perfettamente.

Passata la mezzanotte l’Australiano chiede il conto  ed apre il taccuino, ma il contante non basta allora prova ad alzarsi per andare ad un bancomat, ma barcolla e la bionda slovacca  lo ferma dicendogli:” Tu non attraversi la strada in queste condizioni”, così lei  s’avvia  alla ricerca di uno sportello bancario automatico. Durante l’attesa l’Australiano si rattrista e mi dice sconfortato che la sua ragazza non tornerà , perché lei vuole restare a Praga e lui deve riprendere il mare, deve raggiungere la sua barca ormeggiata a Palma de Maiorca, e poi lei è troppo bella e sexy, mentre lui non ha nulla da offrirle.

Tra me e me penso, che per quanto bella e sexy lei sicuramente torna, perché lui, per quanto ubriaco, ha molto di più da offrirle di ciò che crede. Infatti poco dopo lei scende  dalla scala, lui s’illumina e dice: “OK, now stop drink” e la loro” long night” è appena incominciata.    

Ci salutiamo come vecchi amici e riprendiamo la nostra strada, ma la strada per l’hotel è lunga e irta di pericoli. 

Ogni scala corrisponde a un locale con musica, birra e gente simpatica che si diverte, così da ponte a ponte arriviamo di fronte alla casa che balla, piuttosto instabili anche noi, ma ancora convinti del nostro vagabondare fino a renderci conto che ormai eravamo persi, così entriamo in un bar e con un’altra birra in mano ci facciamo spiegare la strada per l’hotel. Non era poi così distante, ma abbastanza per cadere in altre tentazioni festaiole.

Poco prima d’arrivare all’ albergo scorgo attraverso i vetri di un seminterrato un locale ben frequentato, ci fermiamo a guardare e una ragazza vendendoci incerti comincia a sbracciarsi invitandoci ad entrare, ma Rossana non ce la fa più: “Adesso basta, sono le tre passate” mi dice “ e poi se entriamo quella ti salta addosso e io sono così stanca che non ce la faccio a salvarti”.

Sono passate le tre del mattino da un pezzo quando precipito sul letto come in un baratro, pensando che Praga è una città da vivere di notte, altro che turismo organizzato.

La mattina stento a terminare l’abbondante colazione, la Becherovka  si fa ancora sentire e le uova strapazzate e il wurstel fanno fatica a scendere.

Uscendo dall’albergo Rossana raccoglie un depliant riguardante la città di  Terezin, che durante la seconda guerra mondiale fu utilizzata dalla Gestapo come campo di concentramento.

Terezin

L’entrata è spetrale, un intero paese circondato da mura destinato a lager è rimasto come allora,  ed  in quello stato di abbandono è come un urlo silenzioso, che non accetta commenti.

Rossana e Andrea

 

Continua

Abbandoniamo Terezin sotto una sottile pioggerellina.

Dallo specchietto retrovisore  vedo i camini dei forni crematori alzarsi minacciosi oltre gli alberi , un brivido corre lungo la schiena allora m'infilo il giaccone ed accelero verso Plzeň.

La strada è piacevole e si snoda tra agglomerati rurali, pascoli e imponenti coltivazioni di luppolo testimoni della miglior birra del mondo la Pilsner Urquell.

Arriviamo a Plzeň verso le 19 e troviamo con facilità da dormire in una pensione non lontana dal centro. Il centro della città e dominato dal campanile della chiesa gotica di San Bartolomeo, alto ben 102,3 metri.

La nostra passeggiata è interrotta da un’improvvisa ed intesa pioggia, che ci costringe a rifugiarci in una birreria frequentata da gente del posto. Ci sediamo su delle massicce panche di legno scuro e subito una sorridente e solare cameriera ci porta due boccali di birra dai quali trabocca la schiuma. Il locale è affollato, ma non c’è confusione, quasi tutti parlano a bassa voce, solo le risate di una signora risuonano dall’altra stanza. Guardo degli operari in tuta che sorseggiano birra scura e ricordo che le industrie Škoda sono nate qui nel 1859. Già dalla mattina il cielo si mostra grigio e il nostro viaggio riprende la strada verso sud, decidiamo di raggiungere il lago di Lipno a confine tra Germania e Austria. Scegliamo le strade più tortuose e panoramiche, non abbiamo voglia di arrivare ci piace passeggiare attraversando zone che diventano sempre più alpine attraversando boschi di conifere e seguendo il corso di torrenti trasparenti ed impetuosi. Quando arriviamo sul lago di Lipno è quasi sera e siamo sodisfatti di aver girovagato a ritmo lento tra passi montani e malghe. Il lago è tranquillo ed avvolto dal grigiore della giornata ha un aspetto ancor più sonnacchioso, ma anche romantico, perfetto per la fine di un viaggio. A dar un po’ di colore ci pensano folti gruppi di tedeschi in biciletta, che con le pance troppo grandi strette in magliette colorate e calzoncini da ciclista esibiscono il loro spirito sportivo e salutista, e io un po’ rimpiango la vivace notte di Praga. La sera restiamo sulla terrazza a guardare il lago e un grande pascolo sotto di noi, dove dei cavalli stanno immobili ed incuranti della pioggia. Dobbiamo proprio tornare a casa, anche le nuvole ce lo dicono costringendoci ad indossare di buon mattino le tute antipioggia, ma niente autostrada in Austria ci attendono passi alpini fino a raggiungere i duemila metri. Una fitta pioggerellina ci perseguita, poi salendo si trasforma in nebbia, che si dirada aprendo la vista su montagne e pascoli. Siamo soli, su un nastro d’asfalto ad una careggiata, osservati solo da gli occhioni delle mucche, che un aggeggio come il sidecar non l’avevano mai visto passare prima. Ad un tratto Rossana mi ferma, cerca notizie sul navigatore e mi dice: “Guarda ! Ci stiamo dirigendo verso una strada che porta a milleottocento metri, il suo nome è Morten” io cerco di rassicurarla dicendogli che il nome è un caso e che il passo è quello dei Tauri, non è convinta e cerca strade alternative, ma per evitare il passo bisogna tornare indietro per più di cento chilometri e poi prendere l’autostrada, per cui s’arrende e si fa promettere, che, se ci saranno precipizi orribili, potrà scendere e proseguire a piedi, io annuisco e la rassicuro con un serissimo “Certamente”. La strada prosegue senza pericoli e senza gli orribili precipizi, fino a quasi milleottocento metri tra pascoli e malghe, con un cielo grigio e neppure una goccia di pioggia. Siamo entrambi sodisfatti d’aver scelto questo percorso.

Appena scendiamo sotto i mille metri la pioggia diventa intensa e battente, il casco si bagna troppo impedendomi di vedere bene, ed ho anche fame. Siamo a Felderkirchen, manca poco per arrivare a Villach e da li ci sentiamo a casa, per cui decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa in una Gasthaus. Ben rifocillati ci rinfiliamo le antipioggia e riprendiamo la strada. Solo pochi chilometri e si scatena un nubifragio, il vento è fortissimo e la pioggia scende in orizzontale, un ombrello nero ci attraversa la strada e poco dopo passa anche una sedia da giardino. Ormai siamo a Villach e viste le condizioni del tempo decidiamo di prendere l’autostrada. Le numerose gallerie sono una benedizione, ma bisogna prestare attenzione all’uscita, perché vento e pioggia ti colpiscono all’improvviso. L’autostrada scende rapidamente verso le luci di Udine nord e all’orizzonte si vede una striscia azzurra che lascia filtrare il giallo intenso dell’ultimo raggio di sole, è una linea di demarcazione dove il vento del nord, sceso dalle Alpi, lotta contro il vento del sud, proveniente dal mare, per il dominio delle nuvole.

 

Agosto 2012

Rossana e Andrea

 

Terezin

verso Plzeň -coltivazioni di lupolo

Morten pass