Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare…
Jack Kerouac – On the road

 

Per i Navigaori di terra

(Liberamente tratta da Antonio Machado)

  “Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme la strada,
Tu che sei in viaggio,
mentre vai si fa la strada
e girandoti indietro
vedrai il sentiero che mai più calpesterai.
Tu che sei in viaggio,
non hai una strada, ma solo scie nel mare.

Islanda 2016

Albania 2015

Turchia 1980

Turchia 1982

Zeus e le moto

IL TEMPO DELLA MOTO

 

Prologo

 

Perché la moto è passione ? 

Velocità, adrenalina, eros o il desiderio di  libertà   che  spinge  verso una meta ignota per il piacere della strada che fugge e del vento che fa volare.

Bisogna scavare nel tempo per capire come ognuno abbia un buon  motivo per  scrutare  la vita attraverso una diversa possibilità .

Dell’infanzia non restano che ricordi trasformati in sensazioni e ora  riesco a vedere il nonno, che con lo stesso vestito della festa, solo più liso e rattoppato, cura l’orto, mentre io, aspettando di crescere, sto  disteso sull’erba a guardare le rondini, che  altissime nel cielo precipitano in picchiata sicure della loro velocità. Non potendo competere  salgo fino all’ultimo ramo dell’albero in modo da scorgere i tetti delle case e, sulla via, i ragazzi che tornano da scuola. Nessuno può  salire quassù e a nulla vale il richiamo dei genitori per farmi scendere perché  ispeziono il mondo da una prospettiva diversa.

 

Abbandonato il grembiulino nero delle elementari mi trovai  con i libri sottobraccio  ad allungare i passi, scuotendo  i jeans a zampa d’elefante, per arrivare in tempo in classe.

La scuola insegna le necessità del branco e in qualche modo devi apparire per avere un nome, che non è quello sul registro di classe, ma quello che alle ragazze fa brillare gli occhi nel dirlo.

Il momento migliore della giornata è l’uscita di scuola quando il cortile si riempie di studenti, che tra la folla cercano la ragazza da accompagnare a casa, oppure il miglior amico per organizzare un pomeriggio diverso,  altri invece salgono sull’auto dei genitori e spariscono.

I cinquantini

 Fuori stanno parcheggiati i “cinquantini”, da una parte  quelli nuovi di fabbrica: ”  Vespe 50, Dingo  Guzzi, ItalJet, Malanca testa rossa”, dall’altra  indefinibili assemblaggi di motori e telai; poi arrivano i giovani motociclisti, che come Mods e Rockers, ma molto più Italiani, si dividono in bande .

Non avevo ancora l’età per il “cinquantino”, ma capivo l’importanza delle due ruote, perché, mentre io andavo a casa con passo spedito, i centauri passavano veloci con la loro ragazza sul sellino.

Era l’estate del 1967 e noi con le camice a fiori  sedevamo su un muretto ad ascoltare le note di: “All you need is love” e di: “Hey Joe”.

 I tempi cambiavano e l’ideologia hippie stava lasciando il posto alla lotta di classe, mentre io a dicembre compivo quattordici anni  e già mi vedevo sul mio: “Italjet trail 50cc” in compagnia di una ragazza alla Sylvie Vartan;

  Invece  mio padre s’immaginava una sciagura con me  spiaccicato sull’asfalto senza speranza di salvezza, così la sua cupa e disgraziata visone distruggeva la mia splendida immagine, lasciandomi al mio triste destino di  anonimo appiedato.

 Mentre Praga stava vivendo la sua primavera, il mio primo anno delle superiori si svolgeva nelle manifestazioni di piazza al grido: “Lotta dura senza paura”.

In quei giorni non era possibile entrare a scuola perché i più vecchi facevano “picchetto”  e poi tutti assieme andavamo  in corteo fieri di essere coinvolti e sicuri di conquistare una nuova libertà, che avrebbe cambiato questa  vecchia società conservatrice e bigotta. In uno di quei cortei ho conosciuto Maurizio, aveva  cambiato il giubbotto in pelle con  l’eschimo verde, ma il suo cinquantino era ancora il più veloce della scuola.  Mentre avanzavamo in corteo, preoccupati per l’arrivo dei “Celerini di Padova”, tra uno slogan e l’altro avevamo scoperto di essere entrambi aeromodellisti e  vicini di casa, così, siccome il mio motore  Super Tigre  non funzionava a dovere, ci siamo dati appuntamento per una revisione.

 Da quel che c’era nel suo garage si capiva subito che non si trattava di un principiante, il banco attrezzi era  ordinato e ben fornito, su una scansia stavano diversi aeromodelli a motore, mentre su un altro banco c’erano tre motori di moto, che aspettavano il telaio.

 Una semplice messa a punto e il mio Super Tigre, fissato al banco di prova, urlava ben intonato.

  Non potevo resistere alla vista di quei motori che attendevano di essere montati e allora cominciai a fare delle domande su cosa  intendesse fare e se avesse intenzione di costruire altre moto, così Maurizio mi disse, che se fossi tornato il giorno dopo a dargli una mano mi avrebbe fatto vedere il nuovo progetto.

 Il tempo passava ed ogni giorno portava una  emozione e una speranza in più, avevo anche imparato a guidare cambiando le quattro marce senza usare la frizione.  Ora sapevo che il motorino che stavamo sistemando  era un FBM con motore Minarelli  P4 e che, con lo scarico ad espansione, andava come il vento, ma molto, molto più rumoroso.

 Maurizio aveva due motorini e per lui non era un problema prestarmi  il FBM, però  non potevo portarlo a casa, sarebbe stato come far vedere in famiglia la mia cassa da morto, per cui il bolide restava nel  suo garage e quando potevo andavo a prenderlo. Un colpo di pedivella e il motore cantava i suoi decibel, pronto per un giro in periferia a vedere se Cinzia, Mariella o Paola erano ancora sedute sul muretto ascoltando la musica che usciva dalle finestre a bocca di lupo; ma, non c’era più nessuno e così scoprii che era bastato un anno perché quelle ragazze non mi guardassero più (nonostante il motorino), ma rivolgessero le loro grazie a dei vecchi  diciottenni  automuniti, allora affrancavo la mia delusione saltando sulla pista da cross del Cormor. 

 Tra feste e manifestazioni di piazza, motorini e minigonne, la scuola non mi dava ragione, così, per insindacabili disposizioni, ho dovuto abbandonare definitivamente le quattro marce del FBM per ritirarmi in un collegio dalla dura disciplina in una città che non era la mia. Mentre nel 1970 si scioglievano i Beatles e morivano Jimi Hendrix e Janis Joplin, io tentavo fughe notturne  dalle mura di quella volontaria incarcerazione alla ricerca di feste e buona compagnia,  così, per l’anno della maturità, sono stato rispedito a casa in una scuola della mia città.

 Ai motorini non ci pensavo più, ormai ero a un passo dal diploma e sapevo che mio padre avrebbe mantenuta la promessa dell’automobile in cambio della promozione.

 Continua nelle pagine interne

 

 

 

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Andrea & Rossana